La Zingana

La Zingana

Nuova Produzione

Nella Zingana un labirinto d’idiomi (dialetti dal veneziano al pavano al rodigino al bergamasco; idiomi dal greco alla commistione di arabo, aramaico, ebraico della parlata della Zingara) sono la rappresentazione di una Venezia mercantile e cosmopolita, ma anche di un mondo ingovernabile ed imprevedibile; tale plurilinguismo crea incomprensioni e incomunicabilità, in un’epoca (com’è anche quella odierna) in cui si è smarrita la fiducia in un significato oggettivo della realtà.

La Zingana ha incontrato grande favore di pubblico e di critica, la sua fama varcò i confini dell’Italia.

Non si è a conoscenza di allestimenti o riproposte in epoca moderna.

Autore:

Gigio Artemio Giancarli

Nato a Rovigo, si ritiene nei primi decenni del XVI secolo; si formò alla corte Estense di Ferrara; lo si ritrova alla corte mantovana dei Gonzaga e visse poi a Venezia. Morì prima del 1561.

Pittore, poeta e scrittore, elogiato dal contemporaneo Andrea Calmo (Lettere, 1548) con il quale quasi certamente calcò le scene, il Giancarli si cimentò con vari generi (componimenti non sopravvissuti al tempo), ma il suo nome resta legato alle due commedie, la Capraria (1544) e la Zingana 1545, che «rivelano una straordinaria padronanza del mestiere e una formidabile cultura teatrale» (Lucia Lazzerini).

Personaggio singolare ed estroverso (A. Calmo: «vu sé libero, schieto […], a la carlona in tutte le vostre opinion e contra de quei ignoranti, che no sa si Plauto e Terentio giera maschi o femene»), il Giancarli segna e rinforza il «trapasso da un teatro quasi esclusivamente ‘cortigiano’ a forme di spettacolo meno elitarie; dalla Capraria ancora d’impianto ariostesco […] alle libere fantasie verbali della Zingana, dove ormai il repertorio volgare ha soppiantato quello d’ispirazione classica» (L. Lazzerini).

«[…] l’inserimento di motivi propri della commedia popolare in una struttura che ricalca gli schemi del teatro erudito denuncia […] l’esigenza di rinnovamento che finirà per dare vita alla commedia dell’arte.» (Treccani)

Giancarli insiste sui temi tipici della mentalità rinascimentale: il gusto per la beffa, il motto arguto, la celebrazione della fortuna e dell’ingegno umano. Nella particolare efficacia del monologo, il Giancarli resta fedele alla vivacità mimica propria del teatro dialettale veneto.

Cast artistico

Con 
Licia Navarrini
Letizia E. M. Piva
Marino Bellini
Giorgia Brandolese
Francesca Botti
Laura Cavinato
Marco Ferraro
Maurizio Noce
Paolo Rossi
Lahire Tortora

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